
GIORNATE NAZIONALI DEI CASTELLI 2025
Tornano le Giornate Nazionali dei Castelli:
Tornano le Giornate Nazionali dei Castelli:
la XXVI edizione sabato 10 e domenica 11 maggio 2025 in tutta Italia
Visite guidate, conferenze, trekking culturale e concerti in 38 siti distribuiti in
20 regioni, isole comprese
Weekend da 54 a 800 metri sul livello del mare tra aree marine protette,
riserve e parchi naturali anche di recente istituzione, vallate con fiumi attivi,
panorami mozzafiato da scoprire a piedi, in bici, in moto, in bus, in treno
In Campania il maggio dei castelli con visite guidate e conferenze ogni
weekend in 12 castelli, in otto borghi e piccoli paesi, oltre la città
capoluogo che nel 2025 compie 2500 anni di età
Il grande tesoro nazionale di storia e architettura composto dai castelli, dalle rocche, dalle
torri, fortezze e borghi si svela ad italiani e turisti sabato 10 e domenica 11 maggio 2025
con la XXVI edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli.
I volontari della onlus organizzatrice, l’Istituto Italiano Castelli che ha compiuto 60 anni di
attività nel 2024, apriranno le porte di architetture fortificate di proprietà pubblica e privata –
da nord a sud del paese – isole comprese – con visite guidate gratuite, conferenze,
presentazioni di libri e convegni specialistici, trekking culturali alla scoperta, a piedi, di
siti e borghi.
L’evento che ormai ha conquistato appassionati di architettura, restauro, storia e araldica
di tutte le età, è ideato e condotto in collaborazione con associazioni, comuni e altri enti
pubblici al fine di far conoscere e valorizzare questo incredibile patrimonio culturale: l’Italia
vanta, più di altri paesi, un numero consistente di edifici fortificati d’importanza storico-
archeologica. Beni culturali che spesso influenzano positivamente le sorti turistiche del
luogo in cui si trovano da secoli.
‘Sveliamo i 38 siti e gli eventi collaterali che ciascuna sede regionale dell’Istituto Italiano
Castelli ha selezionato dopo attente analisi e dopo la consultazione del nostro archivio
scientifico che racchiude migliaia di architetture fortificate censite e studiate con un
approccio multidisciplinare per il quale siamo noti ai portatori di interesse specifico sia nel
nostro paese che all’estero.’ afferma Michaela Marullo Stagno d’Alcontres, presidente
della onlus italiana ‘Le nostre visite guidate quest’anno racconteranno di comunità di
uomini e interessi, di unicum antro-geografici mondiali dove la presenza dell’uomo si
estende dal Paleolitico (come la valle di Pettorano sul fiume Gizio, alle porte dell’Aquila)
ad oggi.
Narreremo storie di confine con due architetture che si guardano, nell’anno di Capitale
della Cultura Transfrontaliera in Friuli, come il Castello di Gorizia e il castello di
Kromberk mentre in Campania organizziamo il mese dei castelli che consente altri tre
fine settimana con visite ad ulteriori 12 castelli, otto borghi piccoli paesi e alla città
capoluogo che festeggia i 2500 anni di fondazione.’
Le Giornate Nazionali dei Castelli 2025, offrono un intenso approfondimento culturale,
storico e architettonico in un momento di crisi e di sconvolgimenti. Offrono un viaggio di
esplorazione delle tradizioni etnografiche, spesso a piedi, in ciclovia e con altra mobilità
sostenibile.
L’Istituto Italiano Castelli propone ogni anno un diverso viaggio nella memoria e nel futuro,
antico e contemporaneo, raccontando la bellezza come valore condiviso, rigenerante e di
rinascita. Il viaggio racconta anche le generazioni che animano le comunità locali, le
nostre reti di collaborazione ed amicizia che rendono possibili le Giornate.
La visita a fortezze, antiche o moderne, non riecheggia i toni cupi della guerra diventata
attualità quotidiana ma racconta come un elemento territoriale a lungo respingente abbia
trovato una nuova funzione, diventando landmark inclusivo.
I forti oggi sono luoghi aperti e sinonimo di accoglienza e saperi, dove spesso i padroni
di casa sono associazioni ed enti pubblici che li animano tutto l’anno con progetti
educativi e culturali. Queste architetture sono anche sinonimo di eclettismo e
variabilità a seconda delle epoche storiche in cui furono edificate.
In alcuni casi esprimono una cifra turistica considerevole che attrae frequentatori dalle
città vicine, in altri sono al centro di progetti di mobilità sostenibile. Numerose le ciclovie
interessate dai percorsi delle Giornate 2025, come quella del Sole e Del Garda in
Veneto e quella ad anello del Trasimeno in Umbria. Il migliore asset del nostro futuro è
la valorizzazione dei nostro paesaggio’.
Le Giornate Nazionali dei Castelli si affiancano ad altre attività annuali che l’istituto
progetta e finanzia sin dalla sua fondazione come il Premio di Laurea a studenti che si
sono distinti con tesi sulle architetture fortificate in restauro e altre discipline. Agli studenti
delle scuole secondarie sono dedicati incontri di studio e seminari fotografici; agli
appassionati di ricerca scientifica, le collane editoriali ed i numerosi corsi che i volontari
dell’Istituto svolgono nelle 22 sedi situate in 20 regioni italiane.
In Abruzzo, regione ricchissima di torri di avvistamento, l’Istituto Italiano Castelli invita a
riscoprire con una visita guidata sabato 10 maggio 2025 il castello Cantelmo (IX secolo)
restaurato nel 1998 nell’ambito del più vasto programma di restauri ‘Sulmona città d’Arte’
finanziato dalla Legge 64/86. Riedificato dalla Sovrintendenza, domina il colle della
Guardiola all’interno di un borgo fortificato tra i più belli d’Italia, Pettorano sul Gizio. (AQ).
Oggi di proprietà pubblica, è immerso nel circostante parco nazionale.
Il castello di Bernalda (MT), costruito nel IV secolo d.C. domina la valle del Basento in
Basilicata: l'attuale fortificazione risale all'età aragonese e ha inglobato preesistenze
normanne e angioine sorte a loro volta su un sito fortificato già in età tardo antica.
Anche Torre di Mare, una volta nella antica città greca di Metaponto animata da visite
guidate alle due architetture protagoniste sia sabato 10 sia domenica 11 maggio.
Rocca Imperiale è protagonista delle attività previste in Calabria: arroccata su una collina
con le case scenograficamente disposte a cerchi concentrici, è ben conservata ed è
dominata dal suo castello di età federiciana, da poco restaurato.
Sabato 10 maggio visite guidate gratuite senza prenotazione, alle 18 tavola rotonda sul
restauro e valorizzazione dei castelli, in particolare di quello di Rocca Imperiale.
Domenica 11 maggio mattina, riservata solo ai soci dell’Istituto Italiano Castelli onlus, è in
programma un’escursione al Santuario della Madonna delle Armi di Cerchiara di Calabria
mentre il pomeriggio una visita a una masseria fortificata del territorio.
La sezione Calabria dell’Istituto Italiano dei Castelli ha scelto di ritornare a visitare la
fortificazione a distanza di oltre un decennio dalle prime Giornate svoltesi nello stesso
luogo, perché il castello è stato successivamente oggetto di interventi di recupero. Oggi la
visita consente di apprezzare quasi totalmente la volumetria della residenza sei-
settecentesca costruita all’interno delle strutture fortificate, ma soprattutto di
accedere agli ambienti sotterranei, ai vani interni dei torrioni del fronte orientale e al
corridoio che li collega, con la possibilità di visionare il sistema di fuoco incrociato che
poteva essere attuato per la difesa.
L’imponente e complessa fortificazione che si erge al vertice dell’abitato, dominandolo con
la sua mole, è infatti il frutto di molteplici trasformazioni che si sono susseguite nei
secoli.
La Campania partecipa alle Giornate raccontando l’incastellamento irpino con un
itinerario sui castelli della valle del Sabato incentrato sulle architetture fortificate in
provincia di Avellino, in particolare i castelli di San Barbato, Montefusco, Tufo,
Summonte , Mercogliano, Montefredane. Saranno protagonisti con aperture
straordinarie sabato 10 e domenica 11.
Sabato 10 maggio, il castello di Montefredane ospita una tavola rotonda dedicata alla
conoscenza ed alla valorizzazione dei castelli della valle del Sabato con, a seguire, un
concerto per organo nella chiesa madre. Il castello Caracciolo, già nominato nell’anno
Mille, sorge su una rocca che domina la valle: restaurato, possiede una cisterna dell’acqua
e costituisce un punto di vista panoramico straordinario su tutto il territorio circostante.
In questa regione, i volontari dell’Istituto Italiano Castelli Campania, hanno organizzato il
maggio dei castelli con programmi dedicati ogni weekend.
Domenica 4 maggio, un itinerario guidato al bellissimo borgo fortificato di Sant’Agata dei
Goti (BN) che comprenderà anche il castello medievale.
Sabato 17 maggio, visite guidate speciali al castello di origini normanne di Marigliano
(NA) .
Domenica 18 maggio, visite guidate al Castel Sant’Elmo (NA) mentre Agropoli (SA)
ospita una tavola rotonda nell’aula consiliare del Comune a cui segue visita al
suggestivo centro storico fortificato.
Sabato 24 maggio visite guidate al castello ed al borgo di Francolise (CE) e tavola
rotonda.
Sabato 31 maggio visite al grandioso castello di Teggiano (SA), di epoca angioina e
successivamente trasformato dagli Aragonesi. Il borgo era circondato da una cinta
muraria costituita da venti torri cilindriche, di cui alcune oggi sopravvivono inglobate in
moderne costruzioni.
La Rocca di Meldola (FC), è protagonista delle Giornate Nazionali dei Castelli in Emilia
Romagna. Dalla datazione incerta tra il X e il XII secolo, acquistata dal Comune nel
1995, si erige sul borgo di Meldola (a.1000). Le Giornate saranno occasione per
visitare ambienti appena restaurati e non ancora aperti al pubblico stabilmente.
In programma una tavola rotonda sabato 10 maggio, al termine un aperitivo sulla
terrazza della Rocca.
Visite guidate ogni ora domenica 11 maggio dalle 9.30 alle 18.30, le ammissioni sono
in ordine di arrivo.
Molto ricco il territorio forlivese per ulteriori itinerari di visita in autonomia. Meldola
costituisce la porta per l’esplorazione della valle Bidente con borghi come Cusercoli,
Civitella di Romagna, Santa Sofia, Galeata, fra ruderi di castelli, monasteri e splendidi
paesaggi appenninici, fino ad arrivare alla diga e al lago di Ridracoli e al parco delle
Foreste Casentinesi. Raccomandati, in particolare la rocca e borgo fortificato di Teodorano
(a. 1000) sulla valle del Voltre, la torre ed il rudere del castello del Borgo di Castelnuovo,
la Riserva regionale di Bosco di Scardavilla (1991) di circa 30 ettari.
Il Friuli Venezia Giulia celebra l'importante nomina di Gorizia-Nova Gorica quale
Capitale Europea della Cultura transfrontaliera.
L’Istituto Italiano Castelli Friuli Venezia Giulia condurrà gli appassionati e i visitatori alla
scoperta del Castello di Gorizia (XI secolo). Dal colle fortificato la vista spazia da un lato
sulla città di Gorizia e dall'altro, in Slovenia, sul monastero di Castagnevizza (luogo di
sepoltura di sei esponenti della famiglia Borbone di Francia) e Villa Lasciac.
Un’ulteriore tappa di questo percorso "su due confini" è il castello di Kromberk, a pochi
chilometri da Nova Gorica (XIII secolo), oggi sede museale.
Lo splendido castello di Fumone (FR) è aperto alle visite guidate organizzate dall’Istituto
Italiano Castelli Lazio sabato 10 maggio.
Il maniero, ottimamente conservato e di proprietà privata, appartiene ancora alla
famiglia Longhi de Paolis che lo riscattò dalla prima proprietà (pontificia). Situato a 800
metri su un’altura che domina la via Latina, è il castello situato a maggiore altitudine
sul livello del mare aperto alle visite in occasione delle Giornate 2025.
In Liguria, visite guidate a piedi a Finale Alta e Bassa, sabato 10 maggio intera
giornata.
In Lombardia, protagonista il castello di Breno (XI-XVI secolo) e la Valcamonica: oltre a
visite guidate al castello, al rifugio antiaereo e alla sede del Museo Camuno, sono
previsti un convegno sulle fortificazioni della Valcamonica e, a seguire, attività
ludiche con gli arcieri rivolte ai giovani ed ai ragazzi, un concerto di ottoni e un
aperitivo a castello in collaborazione con il Comune proprietario del bene che lo ha reso
visitabile e che ne ha fatto un luogo di grande attrazione per l’intera valle.
Dopo un lungo periodo di utilizzo inappropriato e di disinteresse, il castello è stato oggetto,
a partire dal 1989, di scavi archeologici (dei quali alcuni materiali sono conservati al
Museo Camuno) e, in seguito, di interventi di consolidamento e di restauro murario.
Nelle Marche sabato 10 maggio visita ad alcuni dei sedici forti anconetani – tra cui il
Faro del Campo degli Ebrei, situato nel più grande cimitero ebraico europeo; il forte
Altavilla, il forte Pezzotti, di proprietà privata, e la ‘Cittadella’ o Fortezza di Ancona.
Domenica 11 maggio un convegno di studio sui forti è ospitato nella Mole Vanvitelliana.
In Molise aperto alle visite sabato 10 maggio il castello di San Martino in Pensilis
(CB) , palazzo baronale dalla lunga storia sito in un luogo di forte fascino naturalistico e di
millenarie tradizioni etnografiche come la celebre Corsa dei carri, che saranno anche
discusse in un convegno aperto al pubblico nella stessa data.
In Piemonte le Giornate celebrano Mombasiglio (XII secolo) sabato 10 maggio, piccolo
borgo sito in un luogo di grande pregio paesaggistico che conta poco più di 500 anime in
provincia di Cuneo, le cui fortificazioni facevano parte del marchesato di Ceva: il castello è
attualmente sede del Museo Generale Bonaparte.
Adelfia (in provincia di Bari) è protagonista delle Giornate in Puglia dove si apre
eccezionalmente alle visite guidate il palazzo marchesale dei Bianchi Dottula (XIV
secolo, proprietà privata) con i suoi saloni affrescati: il sito è normalmente chiuso al
pubblico.
Fortezza vecchia (XVI secolo) all’estremo sud della costa di Villasimius (CA) è
protagonista insieme alla Torre di Serpentara sabato 10 maggio con visite guidate
gratuite in Sardegna, in una cornice paesaggistica che non ha eguali dove convivono
spiagge bianche e dorate, forti e torri costiere, il più grande porto turistico della costa sud,
l’area marina protetta di Punta Carbonara.
Fortezza Vecchia, ottimamente conservata, è proprietà del Ministero della Cultura. Ospita
una collezione del Comune di Villasimius: dipinti, mappe e documenti storici, la mostra
permanente Enemigos de la fè, che ripercorre la storia delle incursioni piratesche
sulle coste sarde tra il XVI e il XIX secolo e fornisce un approfondimento sulle fortificazioni
costiere dell’epoca.
L’Isola di Serpentara, un lembo di terra disabitato di 1,34 km² sviluppato nel 2019, si
trova all’interno dell’area marina di Punta Carbonara. La Torre di Serpentata, a 54 metri
sul livello del mare che è il più alto dell’Isola, è una struttura di avvistamento eretta
durante la dominazione spagnola per contrastare le incursioni saracene alta 13 metri,
provvista di cisterna d’acqua piovana.
Il castello Normanno – Svevo di Salemi e il castello medievale Grifeo di Partanna (XIV
secolo) nella valle del Belice sono protagonisti delle Giornate nell’altra isola italiana, la
Sicilia.
Il primo, un castello normanno svevo, nel cuore della Val di Mazara, sabato 10 maggio
sarà oggetto di visite guidate gratuite organizzate dall’ Istituto Italiano Castelli Sicilia e si
erge sulla sommità della collina su cui sorge la città di Salemi, di origine arabo-medievale,
caratterizzata da un particolare impianto urbanistico per strigas (isolati) di età ellenistica,
su assi viari longitudinali.
Dal vastissimo panorama mozzafiato, che si gode dal punto più alto del paese: la terrazza
del castello, lo sguardo spazia dalla valle del Belìce, alla costa occidentale della Sicilia e
fino al mare, in un alternarsi di colori cangianti al cambiare della luce e delle stagioni.
Il secondo, perfettamente restaurato e non danneggiato dal disastroso terremoto del 1968
è oggi sede del Museo Regionale di Preistoria del Belice e sarà oggetto di visite guidate
gratuite domenica 11 maggio.
Il museo è suddiviso in quattro sezioni che raccontano la storia del Belìce dalla preistoria
fino all’età moderna, le vicende del castello tra Otto e Novecento e il rapporto millenario tra
la Sicilia e il vino.
Partanna (XI secolo) conserva il più bel monumento del barocco trapanese, la Chiesa
Madre. Molte le eccellenze del territorio: tradizioni popolari, bellezza dei paesaggi rurali
costellati da oliveti, vigneti, profumati agrumeti, la tipicità e la genuinità della Cipudda
Partannisa, una cipolla rossa molto dolce e delicata che cresce solo nel bacino di
Partanna o come la cultivar di olivo Nocellara del Belìce da cui si produce un olio dal
profumo e dal gusto ineguagliabili, senza dimenticare la Vastedda, un formaggio a forma
di pagnotta, ricavato dal latte della pecora del Belìce.
Visitare questi antichi luoghi significa dare slancio vitale a borghi altrimenti destinati alla
depressione e all’impoverimento.
Per i soli soci dell’Istituto Italiano Castelli, venerdì 9 maggio sera è in programma una
passeggiata al Parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, il più
vasto sito archeologico mediterraneo con i suoi 270 ettari. Da menzionare anche
l’ArcheoBike. Selinunte è il primo parco archeologico siciliano a scommettere sul
cicloturismo, costruendo percorsi specifici adatti agli amanti delle due ruote che potranno
girare in bici tra i templi con mappe in dotazione, audioguide multilingue e noleggio bici.
Sabato 10 maggio un evento collaterale (aperto a tutti) al programma delle Giornate, la
visita guidata gratuita alla città di Gibellina Nuova: Capitale italiana dell’Arte
Contemporanea 2026, è stata costruita ex novo undici chilometri dai ruderi del vecchio
paese distrutto dal terremoto che nel 1968 distrusse anche la maggior parte dei comuni
della Valle del Belìce, in provincia di Trapani. Il Grande Cretto di Alberto Burri (1915 –
1995) con i suoi 86000 km ha presto il posto del vecchio paese ed è l’opera memoriale
di land art più grande d’Europa.
Il restaurato Baglio Di Stefano, esempio delle tipiche masserie che costellano le
campagne trapanesi, ospita sia l’Istituto di Alta Cultura Orestiadi Onlus che organizza il
noto festival da luglio a settembre sia il Museo delle Trame Mediterranee (1996) sulla
storia culturale del Mediterraneo e della Tunisia in particolare. Il Granaio ospita la
collezione d’arte contemporanea degli artisti che hanno contributo al progetto di
ricostruzione della città.
In Toscana protagonista la Firenze medievale sabato 10 maggio con un tour a piedi alle
torri di famiglia e di borgo.
Castel Sajori ad Ala di Trento è protagonista delle Giornate Nazionali dei Castelli in
Trentino Alto Adige e rappresenta un utile esempio di comproprietà tra il locale
comune e soggetti privati.
Sabato 10 maggio mattina è previsto un convegno pubblico sul sistema dei castelli
dei Quattro Vicariati ed il pomeriggio la visita guidata a questi siti con un trekking
culturale di circa due ore per il quale si consiglia abbigliamento da montagna.
In Umbria i volontari dell’Istituto Italiano Castelli invitano alla riscoperta di Castiglione del
Lago (PG) straordinario borgo fortificato che sorge sul promontorio occidentale del
Trasimeno i cui primi insediamenti abitativi furono stabiliti dagli Etruschi.
L’Istituto Italiano Castelli Umbria consiglia di visitare Castiglione ogni stagione in
primavera la Festa del Tulipano, in estate il festival di musica classica a Palazzo della
Corgnia, la rassegna Internazionale del Folklore (e l’8 agosto la processione di San
Domenico di Guzman organizzata dalla Confraternita di San Domenico da Soriano e del
Suffragio e della frusta o di San Michele Arcangelo). A Natale l’Albero di Luci sul lago
Trasimeno, che ancora detiene il primato del più grande albero di Natale d’Europa.
L’Istituto Italiano Castelli Veneto invita, sabato 10 e domenica 11 maggio alla visita di
forti di diverse datazioni, sito principale il forte Rivoli – Wohlgemuth nell’omonima città in
provincia di Verona, costruito a metà Ottocento.
Fino agli anni ‘80, il forte è stato utilizzato dall’esercito italiano come polveriera. Oggi, la
struttura di proprietà del Comune di Rivoli Veronese è gestita da un’associazione di
volontari che ne garantisce la conservazione e la visita.
La presenza “diffusa” nel territorio di fortificazioni, realizzate tra l’800 ed il ‘900, costituisce
uno degli elementi identitari del sistema storico-culturale del territorio, insieme al
patrimonio storico, religioso, architettonico che contraddistingue il paesaggio della Valle
dell’Adige. La valorizzazione di questo territorio è fortemente intrecciata con il suo
sistema produttivo e agricolo e le sue eccellenze eno-gastronomiche che attraggono
turismo sostenibile e lento.
Il sito della onlus Istituto Italiano Castelli ( https://www.istitutoitalianocastelli.it ) contiene
ulteriori sezioni informative oltre che l’agenda degli altri eventi e viaggi organizzati durante
l’anno. E’ anche il portale di accesso ai siti o alle pagine social di tutte le sedi regionali le
quali a loro volta hanno una sezione dedicata agli eventi mensili, alle architetture locali
studiate, con cenni sulla storia e gli stili costruttivi, gli assetti proprietari e lo stato di
fruibilità.
Si accresce giorno dopo giorno l’enciclopedia online open source e georeferenziata, l’
Atlante Castellano: il progetto, promosso e coordinato dal Consiglio Scientifico
dell’Istituto Italiano dei Castelli in linea con uno dei propri scopi statutari, è un work in
progress unico in Italia. E’ il primo censimento il più completo possibile di tutte le
fortificazioni del territorio italiano – conservate, allo stato di rudere o anche solo
documentate – dall’Antichità a metà Novecento.
#giornatenazionalideicastelli
Elenco tutte le visite guidate con indirizzi per la prenotazione
Abruzzo
sabato 10 maggio 2025
Castel Cantelmo – Pettorano Sul Gizio (AQ)
Visite guidate su prenotazione a pagamento
Email: abruzzo@istitutoitalianocastelli.it
Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio., tel 0864.487006
info@riservagenzana.it
Società cooperativa Valleluna tel+39 388 099 2468
info@valleluna.it
Maps: https://maps.app.goo.gl/umomJp8FSXwdWyQB7
Basilicata
sabato 10 e domenica 11 maggio 2025
Castello di Bernalda (MT) e Castello di Torre di Mare a Metaponto (MT)
Visite guidate gratuite con prenotazione
Email: basilicata@istitutoitalianocastelli.it
Maps
https://maps.app.goo.gl/dYJrFkTvTiKd4JnR9
https://maps.app.goo.gl/h8KamQUBj2wP3JD89
Scarica il programma completo:
– Ore 12:00 castel Fahlburg (Prissiano, BZ)
– Ore 15:00 castel Leonburg (Lana, BZ).
trentinoaltoadige@istitutoitalianocastelli.it
giorgia.gentilini@gmail.com
Seminario sul tema LA VALORIZZAZIONE DEI CASTELLI PRIVATI IN ALTO ADIGE

In occasione delle Giornate dei Castelli indette dal Ministero dei Beni Culturali, la Sezione Puglia, con il Patrocinio del Comune di Conversano (Ba), organizza il 13 Maggio 2023 una Visita guidata seguendo il tema “Sulle orme degli Acquaviva d’Aragona – Filomarino” :
– ore 10,00 : Castello di Marchione : l’illustrazione dell’edificio sarà fatta dal Proprietario Dott. Michele Forte e dagli studenti del 4° Liceo Classico dell’Istituto Morea accompagnati dalla Professoressa di Storia dell’Arte De Toma.
– ore 12,00 : Visita all’Abbazia di Santa Maria dell’Isola e Pranzo nel Monasrero.
Nel pomeriggio Visita guidata al Monastero dei Benedettini e alla Chiesa dei Santissimi Medici Cosma e Damiano.




PORTO MAURIZIO (IM)
Cenni storici
Porto Maurizio è uno dei due borghi principali che, insieme ad Oneglia, costituiscono la città di Imperia e che si trovano rispettivamente a sinistra e a destra del Torrente Impero che dà il nome alla città di Imperia.
Prima di essere accorpato con Oneglia in un unico Comune, Porto Maurizio fino al 1923 è stato un Comune autonomo, nonché capoluogo dal 1860 al 1923 dell’allora Provincia di Porto Maurizio, poi Provincia di Imperia.
Porto Maurizio si caratterizza soprattutto per il suo nucleo vecchio che assunse l’ attuale configurazione urbana nei primi secoli dopo il Mille, mantenendo nonostante sventramenti e trasformazioni il tipico tessuto medioevale disposto in ellissi concentriche su un promontorio sporgente nel mare.
Di probabile origine romana, nei secoli VI e VII fu scalo dei Bizantini, quindi feudo dei Clavesana e nei secoli XI e XII libero Comune.
Nella seconda metà del XIII secolo si sottomise a Genova ottenendo la nomina di capoluogo del Vicariato della Liguria Occidentale.
Dell’ originaria città murata, posta alla sommità del promontorio, rimangono scarse testimonianze.
Nell’ attuale nucleo storico è invece ancora leggibile l’ impianto medioevale a struttura anulare, determinata dalle curve di livello del terreno; tuttavia gli sventramenti causati dalla demolizione dell’antica chiesa parrocchiale per avviare la costruzione del Duomo (1781) e le demolizioni seguite al sisma del 1887 non permettono di cogliere in modo esatto l’originaria fisionomia.
Nella seconda metà del Settecento il borgo era ancora cinto da mura e bastioni come dimostra una planimetria di M. Vinzoni.
Oltre al nucleo arroccato sul promontorio denominato Parasio, Porto Maurizio consta di altri quattro nuclei esterni: la Marina con il Porto, la Foce allo sbocco del torrente Caramagna, la Crociera e la Fondura a ovest.
Il Parasio
Il Parasio e’ l’ abitato storico principale che occupa quasi interamente il promontorio sul mare di fronte a Oneglia, in dialetto Paràxiu (da Palatium, un antico torrione quadrato usato come fortezza e come carcere). Ora al suo posto, sulla sommità del promontorio, c’è una piazzetta alberata.
Il quartiere, quasi completamente pedonale e con i caratteristici caruggi che intrecciano la strada principale che sale a spirale fino alla cima, era cinto di mura, dal Medioevo in avanti abbattute e ricostruite più esternamente per poter difendere e contenere l’abitato in crescita e poterle adeguare alle diverse tecniche militari
In particolare, il tessuto urbano è costituito da ellissi concentriche che seguono le curve di livello del terreno, collegate da scalinate trasversali secondo un impianto urbano a schema tipicamente strategico-difensivo.
I principali monumenti di Porto Maurizio
La basilica concattedrale (*) dei Santi Maurizio e Compagni Martiri
La sua costruzione, in stile neoclassico su progetto di Gaetano Cantoni, ebbe inizio nel 1781 e terminò nel 1838.
E’ la più grande chiesa di tutta la Liguria: le sue dimensioni esterne sono di circa 70 × 42 m, 82 m la lunghezza compresa la scalinata frontale, per una superficie totale di circa 3000 m². I campanili sono alti circa 36 m e la sommità della lanterna della cupola principale raggiunge un’ altezza di circa 48 m. Le dimensioni interne sono 69 × 35 m; la cupola principale è alta 33 m, quella secondaria 23 m.
Il nuovo duomo doveva sostituire quello omonimo, più antico (già citato in documenti del 1470) e divenuto angusto e pericolante, che sorgeva sulla sommità del borgo fortificato del Parasio.
La facciata ha un atrio a otto colonne, affiancato da due campanili gemelli (ma solo quello di sinistra ospita effettivamente le campane).
Lo stile dei tre ordini di colonne della facciata è dorico (il loggiato in basso), ionico (il frontone e le semicolonne della parte centrale dei campanili) e corinzio (le colonne delle celle campanarie, più in alto).
Internamente, la concattedrale presenta una particolare pianta a croce a doppia traversa, con tre navate e doppio transetto.
Il duomo è impreziosito da un ricco arredo pittorico e statuario fra cui la statua di San Maurizio di Carlo Finelli (1842), in marmo bianco di ispirazione canoviana, che domina l’Altare Maggiore e la statua della Madonna della Misericordia (1618) ed un crocifisso, entrambi di Anton Maria Maragliano (1664 – 1739).
Da segnalare anche le opere pittoriche di Gregorio De Ferrari (1647 – 1726), Domenico Piola (1627 – 1703), Sante Bertelli (1840-1892), Domenico Bruschi (1840 -1910), Cesare Maccari (1840 – 1919), Leonardo Massabò (1812 – 1886), Paolo Mei (1831 – 1900)
(*) La concattedrale è una chiesa che ha la stessa dignità e gli stessi privilegi di una cattedrale, ma ha precedenza minore. La cattedrale resta dunque la chiesa principale di una diocesi, mentre la concattedrale viene ad essa parificata.
L’ oratorio di San Pietro
L’attuale oratorio di San Pietro Apostolo è considerato, sulla scorta di affermazioni di alcuni storici ottocenteschi, il più antico edificio religioso della città di Imperia. Tuttavia, non si hanno documenti che permettano di stabilire con certezza la data della prima costruzione, che viene stimata al XII secolo o XIII secolo.
Sacello della Compagnia dei Mercanti, divenne in seguito proprietà delle famiglie De Verdonis (1400) e Barla (1500) che lo trasformarono in cappella gentilizia.
Dall’ 11 settembre 1599 appartiene alla Compagnia dei Disciplinanti sotto gli auspici di San Pietro Apostolo, il cui nome fu poi semplificato in Confraternita di San Pietro Apostolo.
L’attuale forma dell’oratorio, in stile barocco, risale alla fine del XVIII secolo ed è opera dell’architetto Semeria; la facciata, con porticato e scalinate laterali, si deve al maestro milanese Giovanni Bossetti (1789).
Nel 1851 la maestosa ed elegante scala a forma di piramide della facciata, che permetteva l’accesso alla loggetta e all’ingresso principale, fu “tagliata” e sostituita con un’altra di dimensioni minori per aumentare la superficie della piazza antistante.
L’ interno dell’oratorio, a pianta rettangolare, presenta un’unica grande navata con volta a botte.
Le pareti sono riccamente affrescate con scene tratte dagli Atti degli Apostoli, dal Vangelo, e comprendono anche personaggi della storia sacra, angeli e persone del popolo, protagonisti di scene che continuano senza interruzione nell’immenso affresco della volta.
L’artefice di tale decorazione fu, con tutta probabilità, Tomaso Carrega di Porto Maurizio che ricevette l’incarico dal priore Leonardo Guasco nel giugno 1789.
In fondo alla navata l’imponente altare seicentesco, rivestito di marmi policromi ed ornato da colonne in marmo verde scuro, si apre verso l’alto a ventaglio su tre ordini di piani.
Nel 1837, l’11 marzo, quando venne “sconsacrata” la vecchia chiesa parrocchiale eretta nel borgo medioevale nel 1462, venne portato in oratorio il grande crocifisso, detto “Cristo Nero“. Attualmente è visibile, completamente restaurato nel 2004 e riportato all’antico splendore seicentesco, sulla parete sinistra dell’altare. Questa statua, secondo una leggenda tramandata oralmente tra i confratelli, fu trovata nel 1612 sulla spiaggia in zona San Lazzaro; si dice che fu perduta da un’imbarcazione durante una tempesta. Recuperata dalla Confraternita di San Pietro, fu dapprima, come già detto, custodita nella vecchia parrocchia in una cappella appositamente edificata.
Nel periodo 1788/89 terminò la realizzazione delle lunghe file di panche in legno scuro lungo tutto il perimetro interno della chiesa, necessarie per l’uso liturgico dell’Uffizio, cantato dai confratelli a cori alterni.
Le logge di Santa Chiara
Dalla piazzetta antistante la facciata dell’ Oratorio di San Pietro, da cui si ha un’ampia vista sul mare, si accede alle Logge di Santa Chiara, costruite sulle antiche mura medioevali.
Le Logge fanno parte dell’antico complesso del Convento di Santa Chiara, che ospita ancora alcune monache di clausura.
Secondo la tradizione questo monastero nacque da una separazione.
A metà del Trecento due giovani di Porto si sposarono con l’intenzione di creare una famiglia. Dopo qualche tempo sentirono però entrambi una forte vocazione religiosa e decisero di seguirla percorrendo strade diverse.
La moglie radunò intorno a sé un gruppo di ragazze che si ritirarono dalla vita cittadina per dedicarsi alla preghiera. In breve tempo la piccola comunità si avvicinò alla regola di santa Chiara di Assisi.
Negli anni moltissime giovani della zona chiesero di entrare nel monastero, tanto che fu necessaria la costruzione un altro convento ad Alassio.
Le famiglie più in vista facevano a gara per contribuire al sostentamento delle monache e all’abbellimento del convento. Lo si può notare visitando la chiesa, piccola ma molto elegante, con opere d’arte importanti come un quadro che ritrae “San Domenico Soriano e la Madonna” di Domenico Fiasella (1589 – 1669) e una “Madonna con bambino e Santa Caterina da Bologna” di Sebastiano Conca (1680 – 1764)
Le Logge di Santa Chiara sono un lungo corridoio coperto inciso su un fianco del Parasio, appoggiato su un lato al convento di Santa Chiara e aperto sull’altro verso il mare, grazie ad ariose arcate rivolte a sud.
Questo particolare camminamento fu disegnato nel 1712 da Gregorio de Ferrari (1647 – 1726), pittore del periodo barocco nato a Porto Maurizio e attivo soprattutto a Genova. Un tempo non era raro che scultori e pittori si occupassero anche di architettura.
Il panorama è di quelli che non si dimenticano, non per niente la passeggiata delle Logge è la tradizionale meta degli innamorati…
Nelle albe limpide dell’ inverno ponentino si riesce spesso a scorgere la Corsica.
Sull’estremità di levante del loggiato si trova una torre a base circolare che faceva parte dell’apparato difensivo cittadino. Guardando a ovest si nota un altro bastione quasi sul livello del mare, la torre di Prarola, in comunicazione visiva con quella delle Logge.
Il Castello Brown
La Storia
Le vicende del castello Brown di Portofino (Portus Delphini), ora adibito a eventi culturali e a cerimonie, provengono da molto lontano. Scavi archeologici e studi sul sito hanno attestato dei resti di epoca romana appartenenti al II o III secolo d.c., la cui posizione ha fatto dedurre che si trattasse di una torre di avvistamento. A partire da questi reperti si è portati a pensare che un castello più complesso sia stato eretto attorno al X secolo. Tale postazione ha avuto molte vicissitudini nella storia.
Dopo la dominazione dei Visconti nel 1425 il castello venne riconquistato con determinazione da Tommaso Fregoso, che procedette a occupare anche Portofino. Cambiò ovviamente assetto poiché la torretta, completata da una cinta muraria dotata di merlatura e da una cisterna, venne adibita ad uso abitativo oltre a mantenere una funzione fondamentale di avvistamento e difesa.
Attorno al 1430 l’edificio era tornato sotto il dominio genovese per mano di Francesco Spinola.
Nel 1500 pare che la tradizionale e semplice struttura abbia avuto un’evoluzione, essendo ampliata con una batteria, con una torretta e con un’ulteriore costruzione posizionata a poca distanza.
Nel 1700 vi furono altri cambiamenti secondo le esigenze dell’epoca: lavori di potenziamento si resero necessari attorno al 1728 con il restauro delle mura e la sostituzione dell’armamento, seguendo l’evoluzione dei tempi. Nel 1746 fu sventato un’offensiva al castello da parte di una guarnigione Anglo-Austro-Sarda. Il Cardinal Richelieu ordinò a sua volta che una guarnigione si opponesse e controllasse quanto stava accadendo nel borgo e sul golfo. Quando Napoleone conquistò la Liguria, pure il castello passò sotto i Francesi.
Dopo il Congresso di Vienna, avvenuto nel 1815, momento che segnò un nuovo assetto e una svolta decisiva nella storia, anche Portofino passò dapprima al Regno di Sardegna poi al Regno d’Italia (17 marzo 1861).
La fortezza militare venne completamente dismessa e disarmata a partire dal 1867.
Nello stesso anno, fu acquistata dal console del Regno Unito a Genova sir Montague Yeats Brown, nato nel 1841 a Palmaria dove il padre Timothy Yeatts aveva deciso di andare ad abitare, attratto dalla romantica isoletta davanti a Portovenere, dove era passato non molti anni prima Lord Byron e a Lerici dove era morto annegato l’ altro grande poeta inglese Shelley.
Il console affidò nuovi lavori di ampliamento all’architetto Alfredo d’Andrade, che modificarono l’originale struttura secondo i canoni architettonici e il corredo interno di quell’epoca.
Tra le modifiche più significative, oltreché l’innalzamento delle torri, vi fu la trasformazione dell’antica piazza d’armi in un giardino pensile; è in questo periodo che furono piantati i due pini marittimi (in occasione delle nozze del proprietario).
Gli ultimi proprietari inglesi dell’ex fortezza militare furono John e Jocelyn Baber.
Dal 1961 il castello è di proprietà del Comune di Portofino.
Il castello ai tempi nostri
L’ edificio ha mantenuto la tipicità di un antico castello difensivo affacciato sul mare, sia per la posizione strategica situata su un promontorio sia per la struttura stessa dell’edificio.
Il castello è circondato da un giardino mediterraneo ricco di fiori, roseti e pergolati. Il castello è circondato da un giardino mediterraneo ricco di fiori, roseti e pergolati.
Entrati nel castello si possono osservare numerosi bassorilievi e arredi architettonici in marmo o in ardesia.
Nella prima sala vi sono alcuni mobili originali, arredi architettonici e una parete con finestre in stile gotico.
Da qui si accede al terrazzo dove un tempo erano alloggiate le artiglierie. Il console Brown,trasformò questa area in uno splendido giardino.
Per salire al piano superiore si attraversa una scala ricoperta da “laggioni”: l’uso delle maioliche per rivestire le pareti era molto diffuso in Liguria e deriva dallo stile proveniente dalle aree del Mediterraneo e dal mondo arabo.
Nella scala del Castello è posta una maiolica, copia della Adorazione dei Magi attribuita a Gagini (secolo XV); l’originale si trova a Genova in Via Orefici 47r.
La sala al primo piano è coperta da volte a crociera di tipo lombardo. Al centro della sala campeggia un grande trittico e sulla destra una stufa in maiolica
soffitto a cassettoni
copia della Adorazione dei Magi attribuita a Gagini (secolo XV)
Particolari interno secondo piano
L’IIC regione Veneto in accordo con la proprietà ed il Comune, con la collaborazione dell’associazione Mirabilia che condurrà le visite guidate, aprirà al pubblico il castello di Montegalda ed il suo magnifico giardino all’italiana. Con il Comune vi saranno altre iniziative collaterali. A questa visita, a grande richiesta visto il successo dello scorso anno, i volontari dell’Istituto Italiano Castelli hanno organizzato anche multipli turni di visita al Forte di San Felice (Chioggia, VE) sabato 24 settembre a partire dalle 14.30 e domenica 25 settembre a partire dalle 10. Completano gli itinerari veneti, il Castello di Thiene (sabato 24 settembre); il Castello di Roncade (domenica 25 settembre).
Locandine e programmi edizioni precedenti:
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